XXXIII Domenica del tempo ordinario (C)

«Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine» (Lc 21,9).

 

Prima della fine c’è ancora del tempo, c’è ancora spazio di azione! La fase terminale di una malattia non è già la morte. La chiusura programmata di un’attività, di un’istituzione, di una parrocchia … non è già la fine. Il declino di una società e della sua cultura civile non è già la sua scomparsa. Oggi spesso ci troviamo a vivere varie tipologie di fasi terminali, con la tentazione di arrenderci alla fine prima ancora che essa giunga. Così l’odore di morte intacca ciò che vive ancora. Sentimenti di malinconia, tristezza, amarezza invadono l’animo e fiaccano le forze con cui vivere il presente. Non siamo ancora alla fine, esclama il Vangelo, ma anche dobbiamo gridarci a vicenda. Serve la forza di una voce esterna a sostenere chi è assalito da malinconie, tristezze, amarezze. Non l’inganno delle illusioni, ma la perseveranza salva le nostre anime (commento di Giuseppe Pellegrino).