II Domenica di Natale (A)

«Tutto è stato fatto per mezzo di lui …» (Gv 1,3).

 

L’epoca post-moderna che stiamo vivendo ci ha resi diffidenti nei confronti della parola «tutto». Più benevoli siamo con la parola «frammento». Ma questa è anche la nostra fatica: immersi nella frammentarietà delle esperienze, ogni giorno abbiamo l’esigenza di comporre i pezzi. Non possiamo ritornare a potenti ideologie, che unificano tutto scartando parti della realtà. Né possiamo rassegnarci a distribuire noi stessi in tante sfere separate, autonome. I cristiani restano gli ultimi ostinati ricercatori di universalità, ossia di percorsi di incontro e di collegamento, che spesso appaiono faticosi, ma non fuori dalla portata. Alla base della vita non c’è semplicemente una rete di connessione cosmica, ma una Parola, un unico Dio che si rivolge ad ogni creatura, suscitando così risposte a più voci. Restare in ascolto di tutte le voci che cercano il dialogo con Dio è una via verso l’universalismo. L’ascolto di preghiere, di invocazioni e di lodi, del gemito e del giubilo di ogni creatura fa vedere la frammentarietà della vita, ma insieme a questo anche una direzione comune di supplica (commento di Giuseppe Pellegrino).