Quando la realtà supera l’immaginazione

Restauri e scoperte nelle chiese cuneesi

La ricerca storico artistica lascia poco spazio all’”immaginazione”: per ricostruire la storia e l’aspetto delle nostre chiese ci si affida a documenti e testimonianze attendibili, cercando di avanzare ipotesi ragionate e non fantasiose. Ma succede – a volte – che i lavori di restauro riportino alla luce frammenti e decorazioni che si credevano perduti. Come accaduto nel 2010 a Valloriate.
Nel corso della campagna di restauro che ha interessato l’intero edificio, sono infatti emersi gli affreschi del catino absidale, opera di ottimo livello, sia dal punto di vista qualitativo, sia da quello quantitativo poiché il ciclo risulta decisamente esteso e completo . L’affresco rimandano ad un’iconografia piuttosto particolare: al centro campeggiano infatti un elegante Dio Padre ed un ammiccante Gesù Bambino in veste di Salvator Mundi, circondati da raffinate figure di angeli in volo; manca, stranamente, la colomba dello Spirito Santo.
Per quanto riguarda la storia del dipinto absidale, purtroppo anche lo spoglio dell’archivio parrocchiale non ha dato i frutti sperati dal momento che, i pochi documenti superstiti si limitano a dire che il presbiterio è «decente» (ossia in buone condizioni). Certo è che nell’affresco compaiono i caratteri dominanti della cultura artistica del periodo: le finte strutture architettoniche, che riprendono fedelmente l’impianto decorativo della chiesa (capitelli, mensole e cornicioni), ingannano il nostro occhio e mostrano punti di contatto con quanto andava accadendo nei cantieri cuneesi e monregalesi all’aprirsi del XVIII secolo, con particolare riferimento alle imprese di Giovanni Francesco Gaggini e dei Fratelli Pozzi.
Il restauro non ha riguardato però il solo dipinto absidale, ma l’intera chiesa, restituita alla comunità con tutta la sua storia: quel che resta del periodo medievale (il portale in tufo e l’abside poi inglobata nel campanile), ma soprattutto l’aula e gli altari frutto della trasformazione seicentesca. Intorno al 1680, infatti, l’edificio venne radicalmente ristrutturato: fu cambiato l’orientamento, l’interno assunse una forma a navata unica, con cappelle laterali e spazi riservati ai confessionali, si elevarono eleganti altari in stucco, plasmati secondo il gusto decorativo che percorre l’intera Valle Stura in questo periodo. Ma se a Festiona, Demonte e Vinadio troviamo imponenti altari in legno scolpiti da intagliatori specializzati provenienti dal nizzardo, a Valloriate, curiosamente, si scelsero lo stucco ed i finti marmi, secondo un orientamento forse un po’ meno «alpino».

Laura Marino, Direttore del museo diocesano