V Domenica di Quaresima (A)

«Gesù scoppiò in pianto … » (Gv 11,35).

«Guarda come lo amava!», commentano alcuni. Altri ribattono: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». La presenza nella sventura è il collaudo per l’amicizia, il test che ne verifica la consistenza. Gesù dà la prova della sua amicizia con il pianto e non con il miracolo! È difficile restare con l’amico nella sventura, condividendola, più che avvicinarsi a lui con una qualche potenza risolutiva. È più impegnativo tirare fuori il proprio fazzoletto per piangere insieme, piuttosto che utilizzarlo per asciugare le lacrime altrui. L’amicizia di Gesù accetta di essere messa in dubbio, di essere sospettata di falsità, di essere provocata dalla tentazione. Superato questo collaudo, è pronta a proseguire integrando anche la potenza del miracolo. Ora che la sua amicizia per Lazzaro ha accettato fino in fondo la propria debolezza, può proseguire utilizzando anche la propria potenza (commento di Giuseppe Pellegrino).