Non mi muovo

Lettera di mons. Giacomo Rosso (1 dicembre 1944)

«Penso pertanto che la mia morte è prossima. Non mi muovo». Queste parole risuonano limpide nella lettera di mons. Giacomo Rosso (1885-1957), decimo vescovo di Cuneo. È scritta il 1° dicembre 1944: saputa l’esistenza di una ricompensa per i suoi assassini, scrive una lettera di commiato dal “suo clero e cattolici della Diocesi”. Leggendo questo scritto autografo risalta la figura di un pastore mite, che ha saputo fare una «strategia alternativa a quella della bellicosità e della padronanza. I momenti in cui diventiamo più vulnerabili, sono anche quelli in cui scegliere se vogliamo opporci frontalmente al nemico o spuntarne l’aggressività con delle contro-mosse inaspettate», per usare le parole di don Giuseppe Pellegrino.

Questo vescovo, trovatosi a dover fronteggiare il caos sociale e politico della Seconda guerra mondiale, ha saputo trovare un equilibrio per evitare situazioni ancora peggiori. Diventato suo malgrado anche ambasciatore presso il Comando nazifascista di Cuneo per liberare sacerdoti e scongiurare rappresaglie, scrive al clero invitandolo ad assumere posizioni non belligeranti, pur mantenendo fede alla propria missione. In questo ulteriore scritto, redatto su un foglio intestato, si sente la serenità di una scelta libera, effettuata nella propria coscienza. Questa scelta arriva a concedere il perdono: “perdono di tutto cuore, e con grande slancio di cuore, a coloro che mi ammazzeranno”.

Forse è passibile di critica un contrasto della violenza con azioni miti. Alcuni la chiamano anche diplomazia, non senza un velo di biasimo. Quello che è certo è che la nostra epoca non ha vissuto quelle difficoltà e gli archivi conservano le memorie scritte di quegli anni: il nostro dovere è di leggere, comprendere, interpretare, ma sempre con attenzione a non cadere nelle facili emozioni e nelle sterili critiche. La lettera di mons. Rosso, per fortuna poi non diventata reale commiato, ci sprona anche a saper prendere le posizioni più umanamente e cristianamente giuste, senza il peso della violenza e del giudizio.