IV Domenica Quaresima (B)

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo …» (Gv 3,14).

Nel deserto il popolo, esasperato dalle difficoltà, stava avvinghiandosi nei lamenti e nelle accuse. Un processo autodistruttivo stava portando a morire tutti nel deserto. Mosè riconosce in questo l’opera del serpente, cioè del tentatore, di Satana, che è maestro nel diffondere sospetti e accuse. Innalza su un bastone un serpente di bronzo, per inchiodare il colpevole e svelare la sua opera maligna. Così Gesù Crocifisso ci invita ad alzare lo sguardo nei tempi in cui le difficoltà ci esasperano. Vederlo sulla croce conferma la fiducia di non essere abbandonati. Sconfigge in modo nuovo la tentazione di sprofondare nei lamenti e nelle accuse, da cui derivano i processi di autodistruzione delle persone e delle comunità. La traversata del deserto resta carica di difficoltà, ma non obbliga alla disperazione, nè all’autodistruzione (commento di Giuseppe Pellegrino).