Pasqua

«Entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là … » (Gv 20,8).

Lo sguardo pasquale non si ritrae dai segni della morte, perché la vita ne è piena. Ogni cosa può essere un ricordo del passato. I vestiti di una persona che non è più parlano della sua morte, ma anche della sua vita. Così ogni lettera scritta, per colui che la riceve, è sempre ricordo di un momento già passato, eppure è anche esperienza viva di una presenza. La Pasqua del Vangelo mette insieme morte e vita, non ne fa due esperienze separate, due regni distinti. Invita a entrare nel sepolcro, per non chiudere gli occhi di fronte ai segni della morte di cui è pieno il mondo. Invita a non fermarsi là dentro per cercare il vivente, che fa risorgere ogni cosa. La morte è inscritta in ogni cosa per ricordarci il nostro limite. La vita per ricordarci la risurrezione (commento di Giuseppe Pellegrino).