La dolcezza di una madre

L’iconografia della Madonna del Latte in un affresco di primo Cinquecento

La parola del mese ci invita a riflettere sull’idea di dolcezza e di misura, ma c’è un’iconografia – diffusa soprattutto in epoca medievale – che non pone limiti a questi due concetti: la Madonna del Latte. Già con il Concilio di Efeso (431) si stabilì il ruolo di Maria come madre e si andarono via via diffondendo immagini di Maria che allatta il piccolo Gesù, che la descrivono come madre e donna che non risparmia amore e nutrimento al suo piccolo, come ogni mamma. Nella diocesi di Cuneo queste raffigurazioni sono testimoniate a partire dal XIV secolo in pievi e santuari mariani.
Alle porte della città di Cuneo, esisteva – fin dal XV secolo – un luogo dedicato alla devozione mariana nella località poi chiamata Madonna dell’Olmo. Intorno al 1500 venne realizzato un grande affresco, raffigurante la Madonna del latte tra i santi Francesco e Bernardo: Maria è seduta in trono sotto una bella volta a cassettoni, con un grande olmo alle spalle, a metà tra natura e architettura. Nel 1593, in seguito all’apparizione miracolosa ad un sordomuto, la cappella venne ampliata e il 5 agosto 1595 fu solennemente posata la prima pietra di un nuovo edificio, progettato dall’architetto Ercole Negro di Sanfront e affidato alle cure dei Padri Agostiniani. L’immagine del pilone è sempre stata il punto di riferimento della devozione locale e questo si evince anche dal grande risalto che le viene conferito nelle fasi ricostruttive dell’edificio: l’immagine della Madonna del latte sottolinea infatti il suo ruolo nella salvezza cristiana e, nonostante le restrizioni sopraggiunte in epoca di Controriforma, resta il fulcro devozionale della chiesa.
Posto al centro dell’altar maggiore, l’affresco rinascimentale è incorniciato da una solenne cornice dorata. La precisa redazione prospettica dei cassettoni e il tenero abbraccio tra madre e figlio mostrano chiaramente i punti di contatto di questo artista con la grande stagione della pittura cinquecentesca del Piemonte meridionale. I richiami più diretti sono con Gian Giacomo de Alladio (più conosciuto come Macrino d’Alba) e con Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone; questi ultimi animarono non poco il panorama culturale della città intorno al primo decennio del XVI secolo con grandi opere dipinte per i conventi francescani dell’altipiano: il maestoso polittico realizzato per l’altare della Madonna degli Angeli (oggi al Museo Borgogna di Vercelli) e le ancone per Sant’Antonio ai Bagni e San Francesco (poi smembrate e oggi solo in parte conservate nelle collezioni del Museo Civico di Cuneo).
Gli studi degli ultimi anni hanno permesso di comprendere meglio il legame tra il nostro anonimo pittore (chiamato Maestro della Madonna dell’Olmo) e la città: esiste infatti una tela conservata presso la Pinacoteca di Alessandria che è stata ricondotta a questo autore per gli evidenti richiami stilistici. Le ricerche d’archivio hanno poi permesso di “agganciare” l’opera alla chiesa di San Francesco in Cuneo lasciando presupporre un’origine locale per questo raffinato ma ancora anonimo pittore.

Laura Marino, Direttore del museo diocesano