Sviluppare una cultura sinodale attraverso i beni culturali

PERSONE in ascolto, in confronto, in cambiamento (se necessario)

«[…] l’architettura rappresenta la storia sociale delle donne e degli uomini che l’hanno prodotta.»
RUSKIN J. Le sette lampade dell’architettura, Jaca Book S.p.A., Albairate (Mi) 2001.

Sempre più spesso capita di partecipare ad incontri in vista di un nuovo progetto (opera nuova piuttosto che recupero di bene culturale) oppure durante il processo edilizio o ancora al termine di esso a compimento del percorso fatto; sempre più spesso l’assemblea si presenta numerosa, segno di comunità radicate ed interessate alla vita parrocchiale.

Molteplici sono le figure che si succedono nel cammino e, la riflessione che segue, è volta a sottolineare il ruolo delle “PERSONE” nel contesto dell’intervento. Innanzitutto il pastore della comunità, destinatario di un ruolo tanto importante quanto complicato considerando la vocazione pastorale preminente rispetto alla conservazione di un bene o una nuova opera ma non in antitesi: spesso riceve in eredità progetti di predecessori, portandone avanti le scelte in spirito di comunione fraterna, animando la comunità al cui servizio si pone. I rappresentanti della collettività, ovvero il Consiglio Pastorale ed il Consiglio Affari Economici: entrambi, ciascuno per le proprie specifiche competenze, media tra i desiderata della comunità e quelli del parroco, con l’obiettivo comune di intraprendere un percorso che solo se fatto insieme dal principio può addivenire ad un risultato concreto. Insieme poi, devono colloquiare con gli organi di governo della diocesi e con gli uffici diocesani che, a loro volta e sempre insieme alla parrocchia, si interfacciano con gli enti di tutela, con gli enti locali e con gli uffici centrali della Conferenza Episcopale Italiana (attraverso la consulta regionale per i beni culturali e l’edilizia di culto) o le fondazioni bancarie presenti sul territorio. I professionisti (architetti ingegneri geometri periti ed altre figure tecniche) che spesso sanno accettare i molteplici cambiamenti imposti al progetto, rimettendosi sempre in gioco, a volte in silenzio a volte rimarcando le proprie convinzioni, nel rispetto della comunità e di ciò che si va a realizzare. Le persone che compiono le opere (siano esse imprese, restauratori, artigiani) che si mettono a servizio della parrocchia.

Mi pare allora che occorra sempre adottare un metodo di lavoro orizzontale (e mai a cascata) tra tutti gli attori coinvolti, lavorando sullo stesso piano verso l’obiettivo comune in piena sinodalità. Deve altresì emergere il “valore di comunità” così come intesa da mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, durante un convegno di aggiornamento agli uffici bce diocesani, in cui fortemente credeva nella forza della comunità parrocchiale che, in quel delicato caso, aveva saputo rialzarsi dopo il terremoto geologico (terminato) ed il terremoto “dell’anima” (ancora in corso).

In tal senso, il ruolo dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e l’edilizia di culto, nell’ambito del processo edilizio ed ancora prima di quello pastorale quale base del precedente, deve necessariamente essere di ascolto, di confronto e, laddove necessario, di cambiamento: talvolta mettendo in atto scelte delineate, talvolta mediando prospettive diverse ma sempre (o almeno per quanto possibile) in ordine a principi di sinodalità e trasparenza, nell’ottica di un obiettivo che obbligatoriamente deve essere condiviso per potere giungere a compimento.