Pellegrinaggio sinodale a Roma e Santa Sede

«L’ottimismo fa parte del Vangelo» – ha detto il cardinale Turkson al gruppo di fedeli che lo hanno incontrato in occasione del pellegrinaggio sinodale a Roma e Santa Sede dal 30 agosto al 1 settembre. É stata la conferma di quell’entusiasmo che ha caratterizzato i tre giorni trascorsi a Roma. I 38 partecipanti – vescovo, preti, laici delle diocesi di Cuneo e di Fossano – sono rimasti particolarmente colpiti dall’ampiezza di orizzonte su cui si colloca la Chiesa universale. Mentre spesso nella vita di provincia che ci caratterizza lo sguardo è affaticato, rassegnato, pessimista, gli incontri vissuti a Roma hanno aperto una prospettiva ampia di speranza.

Il primo di questi incontri, tenuti nella giornata di martedì 31 agosto, è stato con il Dicastero per il servizio allo sviluppo umano, di cui il card. Turkson è prefetto. Insieme a lui sono intervenuti la neo segretaria ad interim suor Alessandra Smerilli e alcuni collaboratori. Ciascuno di loro ha presentato un campo specifico di lavoro per lo sviluppo umano integrale. Missione della Chiesa nell’epoca contemporanea è anche questo: promuovere una visione integrale dello sviluppo umano e mettersi al servizio di un mondo sofferente. Il grido della terra e il grido dei poveri sono le principali voci dell’attuale sofferenza nel mondo.

La presenza capillare della Chiesa in ogni regione della terra ha enormi potenzialità di costituire una massa critica, ossia una porzione di umanità capace di avviare cambiamenti nella direzione dello sviluppo integrale di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Non un uomo ad una sola dimensione, né un’umanità riservata a pochi privilegiati! Qui sta la forza e la debolezza dei cristiani: ciascuno di loro può contribuire, ma anche ciascuno di loro può diventare ostacolo, impedimento, resistenza.

La chiave fondamentale è la risposta data alla paura che caratterizza l’umanità contemporanea. L’esperienza del Covid 19, a cui il Dicastero dedica particolare attenzione, si è aggiunta alle precedenti inquietudini ambientali, sociali, politiche. Tutto questo alimenta spesso scenari foschi e inquietanti. Tuttavia, la reazione alla paura può essere duplice. «Può bloccare o spingere all’impossibile» ha ribadito il cardinal Turkson. Ogni comunità cristiana nel mondo odierno è di fronte a questa alternativa: chiudersi nella paura oppure convertirsi alla speranza di un mondo rinnovato. «C’è un mondo che sta aspettando questo aiuto da parte dei credenti» ha concluso il card. Turkson, suscitando un forte coinvolgimento del gruppo sinodale che lo stava ascoltando.

Uno strumento voluto da papa Francesco e curato dal Dicastero è la piattaforma ACTION, ispirata alla lettera enciclica Laudato si’ e in corso di preparazione e di lancio. Attraverso di essa si intende perseguire l’obiettivo di creare una massa critica di persone animate da specifici obiettivi di sviluppo umano integrale. Per l’avvio di cambiamenti, secondo le prospettive della sociologia contemporanea, basta raggiungere il 3,5% di persone all’interno di una comunità. Raggiunto poi il 25% si potrà confidare che il processo sia avviato in modo durevole.

Il secondo incontro a cui ha preso parte il gruppo sinodale è stato con il Dicastero per la Comunicazione. Dopo il saluto del prefetto dott. Ruffini, è stato il segretario mons. Lucio Ruiz a presentare il servizio svolto da questo dicastero nel campo della comunicazione. Ciò che ha colpito particolarmente gli uditori non è stata la descrizione del sistema di coordinamento dei molteplici servizi: Radio Vaticana, Osservatore Romano, Sala stampa, Libreria, Tipografia … ma l’affermazione secondo cui «La comunicazione è in vista della comunione». In termini ancora più efficaci, mons. Ruiz ha ribadito che «La comunicazione è atto di amore». I fidanzati che si dicono reciprocamente: «Ti amo» compiono uno dei più semplici ed intensi atti comunicativi. Lo stesso deve accadere nella comunicazione odierna del Vangelo. Non si tratta di individuare strategie efficaci, quanto di amare l’umanità contemporanea, le persone nelle loro molteplici situazioni di vita. La comunicazione deve raggiungere l’umanità contemporanea, caratterizzata dalla complessità delle condizioni di vita e spesso confinata in periferie esistenziali (solitudine, marginalità, invisibilità, disinformazione, divario …).

In particolare, è il messaggio della tenerezza, su cui verte spesso il magistero di papa Francesco, a colpire le persone per la propria capacità di raggiungere situazioni concrete di vita altamente complesse e faticose. Mons. Ruiz ha raccontato alcune esperienze personali di incontri con istituzioni e personaggi di primo piano nella società contemporanea in cui l’umanità del messaggio cristiano ha aperto i cuori di persone anche estranee alla comunità cristiana. Ha ribadito continuamente come la comunicazione nella Chiesa sia sempre da concepire in ottica missionaria: «aprire gli occhi sulla realtà e sui cambiamenti in corso per annunciare qui e ora il Vangelo».

Anche di fronte alle vicende più dolorose, come quelle della pedofilia e della corruzione nella Chiesa, è richiesto un impegno chiaro di trasparenza e di giustizia. L’obiettivo fondamentale è portare alla luce la verità e offrire riparazione quanto più possibile. In ottica evangelica, tuttavia, questa attenzione si collega alla permanente fiducia nella Redenzione. La Chiesa non nasconde il proprio volto, quando esso è macchiato da peccati, proprio perché non teme di affondare nel proprio fallimento. Essa confida nella continua possibilità di redenzione, di perdono e di ripristino della giustizia.

Mons. Ruiz ha incoraggiato le nostre diocesi a proseguire nel cammino sinodale e nella ricerca creativa di comunicazione con il mondo odierno. La preoccupazione principale non dovrà mai essere quella di farsi conoscere, quanto piuttosto quella di assumere domande e sofferenze dei propri interlocutori. Qui sta il cuore del messaggio di papa Franceso sulla tenerezza, che è molto più di un sentimento. È azione concreta di cura per le persone e per ogni creatura.

Il terzo incontro ha visto la presenza del cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi. Dopo avere presentato il lavoro di questa istituzione, nata in seguito al Concilio Vaticano II per mettere i vescovi di tutto il mondo permanentemente in dialogo tra di loro e con il Papa, il cardinale Grech ha illustrato il percorso verso il prossimo Sinodo dei vescovi. In questo caso l’assemblea generale che si svolgerà nell’autunno del 2023 verrà preparata da un lavoro capillare di consultazione in tutte le diocesi del mondo (a partire da ottobre 2021), per poi convergere in assemblee pre-sinodali a livello continentale (da ottobre 2022 ad aprile 2023). Il tema sarà proprio quello della sinodalità. «Comunione, partecipazione e missione dovranno diventare stile ordinario della Chiesa» ha affermato il card. Grech, facendo eco al magistero di papa Francesco.

Nel dialogo cordiale con i partecipanti sono emerse anche alcune difficoltà a intrecciare i vari cammini sinodali: quello della Chiesa universale, quello della Chiesa italiana, quello locale delle diocesi di Cuneo e di Fossano. È prevalso tuttavia un sincero entusiasmo per questa modalità di partecipazione dell’intero Popolo di Dio al discernimento nella vita della Chiesa. Pur nella diversità dei cammini e degli strumenti utilizzati, un’unica domanda deve risuonare per risvegliare entusiasmo per il Vangelo e corresponsabilità: «Che tipo di Chiesa vogliamo?».

Da una parte è importante riscoprire la ricchezza di risorse umane presenti nel Popolo di Dio per portare avanti l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. Dall’altro lato è essenziale accettare i tempi di maturazione. Il consenso nella Chiesa è frutto dello Spirito, che matura progressivamente e che deve accettare anche il continuo confronto con il dissenso, le voci fuori coro. Per discernere ciò che è profetico occorrono tempi lunghi e una chiara attitudine spirituale. Anche il card. Grech ha ribadito come il Sinodo non possa essere un parlamento, ma debba essere un’assemblea spirituale. «La terra su cui camminiamo è santa! Camminiamo con rispetto!».

Il pellegrinaggio sinodale si è concluso nella giornata di mercoledì 1 settembre con la celebrazione dell’eucaristia nella Basilica di San Pietro. È la fede dell’apostolo Pietro quella su cui Gesù ha edificato la sua Chiesa. La sua è stata una fede appassionata, ma non perfetta. A partire da un’intesa crescente, fatta di amicizia corrisposta (Mc 1,16-20; 29-30), di predilezione (Mc 5,37; 9,2; 14,32-33), ma anche di aspri rimproveri (Mc 8,33; 14,28-31) e di rinnegamenti (Mc 14,66-72) Pietro è giunto ad un investimento totale della sua fiducia nelle promesse di Gesù: «Tu sei il Cristo!» (Mc 8,27-30). Gesù ha confermato questa fede, umana e imperfetta, come pietra su cui costruire il futuro dei propri discepoli e la cura per il loro cammino di popolo (Gv 21,15-17). Su questa fede di Pietro, i pellegrini che giungono a Roma confermano la propria. Su questa medesima fede va costruito il cammino sinodale delle diocesi di Cuneo e di Fossano!

L’incontro con il Papa, successore di Pietro nel confermare e sostenere la fede dei fratelli (Lc 22,32), ha completo il pellegrinaggio alla Santa Sede, dove Pietro continua ad essere presente in maniera concreta ed efficace. Il Santo Padre, che al termine dell’udienza ha saluto personalmente il vescovo mons. Piero Delbosco e molti dei pellegrini presenti, ha presentato la sua catechesi sulla lettera di San Paolo ai Galati, esortando anche oggi ad una fede non formale, rigida, fondamentalista, ma animata dalla libertà dello Spirito:

«O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?» (Gal 31-4).

Il Sinodo non porterà una fede perfetta, ma la conferma che proprio su questa povera fede si può continuare la missione affidata da Gesù: essere suoi testimoni nel mondo. Anche nella società complessa, nel mondo adulto della scienza e della libertà individuale, nel mondo afflitto da gravi problemi di giustizia, equità, guerre, malattie e calamità naturali … i cristiani non hanno altre potenze su cui contare, se non questa fede in Cristo di cui Pietro ha visto gli inizi promettenti e di cui sulla terra non vediamo ancora il pieno compimento.

Per video, foto, immagini, contributi e documenti consultare il sito www.sinodocuneoefossano.it