L’autobiografia spirituale di Simone Weil

Il percorso dei ritiri spirituali del clero 2018-19 è stato particolare, anche un po’ provocatorio e non comprensibile per tutti. L’ispirazione di base che li ha animati è stata l’idea che la spiritualità personale possa essere provocata in modo positivo dall’esperienza di persone che sono «sulla soglia»: cioè non completamente dentro la comunità cristiana, né completamente fuori dalla comunità cristiana. È la condizione rappresentata da chi sta sulla porta di una chiesa, con un piede fuori, sul sagrato, e un piede all’interno, nella navata. Non si decide a starsene del tutto fuori nè definitivamente dentro.

Questa situazione talvolta deriva da vicende personali che portato ad aderire con riserva alla Chiesa, ad avere interesse, ma anche qualche difficoltà persistente ad abbracciare pienamente il suo messaggio. Altre volte è il contesto culturale odierno di pluralismo su tutti i versanti, anche su quello delle spiritualità, a trattenere da adesioni esclusive e a lasciare incuriositi rispetto ad altri mondi spirituali, diversi da quelli della propria tradizione. Questo diventa l’humus in cui cadono oggi i semi della Parola di Dio. Ciò non costituisce solamente difficoltà, ma anche un terreno fecondo per nuovi frutti nella spiritualità personale e in quella delle comunità cristiane.

Il percorso dei quattro ritiri per il clero ha avuto l’obiettivo di presentare un po’ di questo humus contemporaneo. Un incoraggiamento a proporre questo genere di percorso per i ritiri è venuto dall’esortazione apostolica di papa Francesco, Gaudete et exsultate, sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Costituisce un invito ad attualizzare la santità in forme meno eroiche e più quotidiane: la spiritualità dell’uomo comune, secondo lo spirito delle Beatitudini.

Altra fonte di ispirazione per l’impostazione dei ritiri è stata la vicenda spirituale di Simone Weil (1909-1943), a cui si può attribuire la formula del cristianesimo «sulla soglia». Il ritiro del 2 maggio 2019 ha assunto perciò lo scopo di rendere esplicita tale ispirazione iniziale. È stato perciò dedicato all’ascolto diretto di Simone Weil, attraverso la lettura della sua Autobiografia spirituale. Il testo utilizzato è in S. WEIL, Attesa di Dio, Adelphi 2008, 22-47.

Si tratta di una lettera scritta ad un prete, il padre domenicano Joseph Marie Perrin (1905-2002). Può essere accolta, perciò, come una comunicazione rivolta a ciascun prete, interessato all’anima delle persone, prima ancora che ai pensieri intellettuali di cui è ricca l’opera di Simone Weil.

L’autobiografia spirituale è il racconto in prima persona del proprio cammino spirituale, provocato in particolare da due elementi: l’attesa di Dio e la sventura umana. L’attesa di Dio, in Simone Weil, non significa ricerca – parola troppo attiva, troppo carica di ansia e di presunzione – bensì umile disponibilità. È attesa come quella dei servi del Vangelo … (Lc 12-37-38). La sventura umana è la miseria incontrata nella vita di molte persone, è un fatto del corpo e dell’anima, più profonda e radicale di ogni semplice bisogno fisico o psichico.

Portare in un ritiro spirituale il testo di Simone Weil significa condividere con lei la spiritualità dell’attesa, ossia mettersi in ascolto. Per questo motivo il ritiro è stato incentrato su un esercizio spirituale di ascolto del testo declamato.

Mentre Maria Silvia Caffari leggeva il testo, è stato richiesto ai partecipanti un particolare atteggiamento di ascolto: «Forse … Cristo … ci parlerà». «Forse» significa che non è detto che ciò avvenga e non dipenderà dai nostri sforzi di volontà! «Cristo» significa che non è Simone Weil, né Maria Silvia Caffari, a parlare al nostro spirito: esse prestano la voce a Cristo! «Ci parlerà» … ma non sappiamo quando né che cosa ci dirà!

All’ascolto dell’Autobiografia spirituale è stata premessa la lettura di una nota biografica su Simone Weil, tratta da S. WEIL, L’ombra e la grazia, Bompiani, Milano 2014, V-VII (a cura di G. Hourdin).

 

L’Autobiografia spirituale di Simone Weil

Scritta a padre Joseph Marie Perrin da Marsiglia, probabilmente nel maggio 1942.
Può essere suddivisa in tre parti, seguite da una conclusione in forma di saluto.

Prima parte.
Simone confida di essere cristiana da sempre, fin dall’infanzia e dall’adolescenza. Ma in questa prima parte della vita Simone è cristiana senza fede, cioè cristiana nel modo di concepire la vita e il mondo, ma non nell’anima!

Seconda parte.
Simone racconta i suoi contatti con la fede cristiana ossia le esperienze che l’hanno portata a dire che ora Cristo le è entrato nell’anima, le ha parlato, è diventato parte ormai irrinunciabile della propria vita.

Terza parte.
Simone descrive alcune conseguenze di questo incontro con Cristo, avvenuto in quel modo. La sua fede deve ormai essere molto personale, perché è quello che Cristo chiede a lei. Non può semplicemente essere una della serie tra i cristiani, ma deve essere coerente con la propria vocazione, diversa da quella di ciascun altro.

 

Ascolto di brani tratti dal testo (qui indicati solo approssimativamente dal numero delle pagine). Lettura di Maria Silvia Caffari e introduzioni di Giuseppe Pellegrino (qui riportati).

Prima parte: S. WEIL, Attesa di Dio, pagine 22-26.
Introduzione: Simone confida a padre Perrin di essere cristiana da sempre, come dire: «… non è stato lei, padre Perrin, a portarmi il cristianesimo … non è stato l’interessamento umano di qualcuno, ma un dono precedente …».

Seconda parte: S. WEIL, Attesa di Dio, pagine 27-30.
Introduzione: Simone racconta i suoi contatti con la fede cristiana.
Primo contatto: in un villaggio portoghese, l’ascolto di canti religiosi della povera gente …
Secondo contatto: ad Assisi, trovarsi per la prima volta in ginocchio …
Terzo contatto: a Solesmes, durante i riti della Settimana Santa …

Terza parte: S. WEIL, Attesa di Dio, pagine 31-37.
Introduzione: Simone descrive alcune conseguenze del suo incontro personale con Cristo. Quello che è avvenuto in lei l’ha portata a porsi in modo del tutto personale alcune questioni:
– La questione del suo eventuale battesimo …
– Il suo modo di pregare …
– La domanda sul perché dire ad altri la propria esperienza: è personale, ma deve essere testimoniata …
– Da qui deriva anche un’idea molto personale circa la guida spirituale, circa il ruolo che un prete, un padre spirituale, può avere a fianco dello Spirito Santo …
– Qual è dunque la concezione che Simone si fa della Chiesa nel mondo di oggi …
– La fedeltà alla propria intelligenza porta anche a trovarsi soli. Ma Simone non si rattrista di questo …
– La fede cristiana è una sola, condivisa da tutti, è comune, ma non va dimenticato che lo Spirito Santo parla a ciascuno … personalmente …

Saluto conclusivo: S. WEIL, Attesa di Dio, pagine 42-43.

Breve silenzio

Ascolto canto del Chirie eleison …

Intervallo

Preghiera dell’ora terza

Consegna del testo evangelico di Lc 12,37-38 associato alla citazione di FRANCESCO, Gaudete ed exsultate, 172

Adorazione eucaristica

 

Allegato: testi per la preghiera

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! (Lc 12,37-38)

«… il discernimento orante richiede di partire da una disposizione ad ascoltare: il Signore, gli altri, la realtà stessa che sempre ci interpella in nuovi modi. Solamente chi è disposto ad ascoltare ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista parziale e insufficiente, alle proprie abitudini, ai propri schemi. Così è realmente disponibile ad accogliere una chiamata …» (FRANCESCO, Gaudete et exsultate, 172).