Passare attraverso le età della vita – Sintesi finale

Settimana residenziale Clero – Diocesi di Cuneo e di Fossano San Bartolomeo al Mare (Imperia), 21-25 gennaio 2019
Passare attraverso le età della vita

Relazione finale 
a cura di Pellegrino Giuseppe

1. Il percorso per la formazione del clero 2018/19: Arte del fare e arte del vivere

Il percorso per la formazione del clero delle diocesi di Cuneo e di Fossano per l’anno 2018/19 ha come tema: L’arte del fare e del vivere. Sul primo versante dell’arte del fare sono previsti, innanzitutto, 8 incontri al giovedì mattina su alcuni ambiti: arte di dialogare (don Giovanni Giordano), arte di fare il prete in una società complessa (don Tullio Citrini), arte di celebrare e di predicare (don Giuseppe Busani), arte di educare (prof. Carlo Fedeli), arte di accompagnare (scuola di Pastoral Counselig-Massa/Albenga), arte di comunicare (Gigi Rancilio). Sul versante del fare si aggiungono 4 incontri serali con clero e laici su temi più tecnici e amministrativi (sostentamento clero, sistemi informatici di amministrazione parrocchiale, procedure matrimonio canonico, legge privacy). Sul versante dell’arte di vivere sono previsti 4 ritiri spirituali al giovedì mattina e la settimana residenziale di formazione.
La proposta di fondo è mettersi nell’ottica dell’arte, più che in quella delle regole o dei programmi pastorali. In questo modo si intende partire da quanto ciascuno sa fare, dai propri talenti e dagli stessi limiti personali. Ogni arte si impara, si esercita e si sviluppa partendo da quello che si è. E’ aperta a sviluppi e può integrare tutto, sia i lati forti sia quelli deboli. La prospettiva dell’arte, inoltre, è meno ansiogena di un elenco di regole ed è più incoraggiante per ciascuna persona.
Nell’intreccio di arte del fare e del vivere si vuole indicare che ciò che facciamo e ciò che siamo si rimandano a vicenda. Migliorare se stessi e migliorare le proprie attività crescono o decrescono insieme. Talvolta nella nostra cultura il richiamo all’arte di … cade nel rischio di attenzioni unilaterali che rendono ancora più povera l’esperienza personale, tutta rivolta al benessere personale (arte di stare bene con se stessi …) o all’efficienza nelle pratiche (essere genitori o insegnanti o imprenditori … efficaci!).

 

2. La settimana residenziale: Passare attraverso le età della vita

Nel percorso di formazione ha avuto un ruolo importante la Settimana residenziale, tenuta presso la Villa San Giuseppe a San Bartolomeo al Mare (Imperia) dal 22 al 25 gennaio 2019. Tema è stato: Passare attraverso le età della vita. Vi hanno partecipato complessivamente una quarantina di preti, con la presenza del vescovo mons. Piero Delbosco. La maggior parte di essi ha partecipato integralmente ai quattro giorni di formazione, alcuni sono stati presenti per una o due giornate, una dozzina ha integrato ancora con la visita al Museo Chagall di Nizza nella mattinata di venerdì. Anche i vescovi emeriti mons. Giuseppe Cavallotto e mons. Giuseppe Guerrini hanno preso parte ad alcuni momenti.

Il percorso della settimana è iniziato con la presentazione della figura di Romano Guardini (1885-1968) e, in particolare, dei suoi testi sulle età della vita (prof. Carlo Fedeli). Questo ha permesso di fare il primo passo importante: vedere le età della vita. La nostra cultura e le nostre abitudini di vita ci portano talvolta a dimenticare che la vita personale non è sempre la medesima, ma si svolge attraverso tappe e cambiamenti. Il fatto naturale di essere prima infanti e poi bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani … non è privo di significati per il compito di vivere. Uno sguardo più differenziato, più sensibile ai cambiamenti permette di scoprire una maggiore ricchezza in se stessi e nelle persone che incontriamo (non tutti sono adulti o bambini o anziani …).
Le immagini dell’arte, presentate dalla prof. Laura Marino, hanno ulteriormente aiutato a vedere la vita umana nella parabola del tempo. Gli artisti sanno vedere e raccontare l’esperienza umana nel tempo, ogni volta mettendo in evidenza aspetti particolari, che possono creare anche nei preti una nuova sensibilità.

Le età della vita si possono evidenziare anche concentrandosi si singole persone, su biografie. Questa prospettiva può essere utilizzata anche con i grandi personaggi della Bibbia. Don Mariano Bernardi, infatti, ha presentato la figura di Mosè e quella di Gesù, evidenziando in entrambi le dinamiche di evoluzione personale, di scoperta, di fede e prove a tappe sempre nuove. Si è così notato chiaramente come sul ciclo naturale delle età si sovrappongono ulteriori fattori a determinare svolte e offrire occasioni di cammino nella fede e nella vocazione personale.
Se nei personaggi della Bibbia è relativamente facile individuare delle biografie teologiche, ossia delle storie umane che rivelano Dio, anche in molte vicende comuni potremmo vedere tracce di biografie teologiche, cioè di storie che narrano esperienze umane di Dio. Don Ezio Mandrile ha tracciato il profilo di Ludwig van Beethoven (1770-1827), così come egli stesso lo ha tradotto in musica e consegnato alle righe del testamento e delle proprie lettere. E’ emersa la ricchezza viva di un uomo drammaticamente provato dalla sofferenza personale, ma costantemente aperto alla ricerca del contatto con l’Assoluto e della fraternità universale.

L’abbondanza di sguardi e di testimonianze ha richiesto nella terza giornata una ricostruzione di alcune categorie fondamentali provenienti dalla filosofia e dalla psicologia. Don Vittorio Conti ha accompagnato in questa costruzione di categorie chiave per ordinare le idee, per collegare i pezzi talvolta dispersi della vita personale, per mantenere il senso di apertura di fronte ad ogni cambiamento ed in ogni età. In particolare si è concentrato sulle idee di identità e di narrazione. L’identità è proprio quella biografica, cioè quella che si scrive un pò per volta. E’ opera della grazia divina e della libertà personale nel loro intreccio. Non è un destino già prestabilito o un disegno completo, ma un dono da coltivare e un materiale da plasmare. Le narrazioni diventano lo strumento privilegiato per decifrare segni e indizi, compiti e vocazioni, appropriarsi del cammino assegnato, ritrovarsi. In agguato c’è sempre la possibilità di ingannarsi, di nascondersi ai propri stessi occhi. Anche per questo la luce della Parola di Dio diventa salvezza!

Gli approfondimenti psicologici sono continuati nella quarta giornata, guidata dai coniugi prof. Anna Rita Colasanti e prof. Mario Becciu (dalla Università Pontificia Salesiana di Roma). Con un taglio molto empirico essi hanno consegnato in conclusione un programma di vita orientato a sviluppare la flessibilità psichica e la resilienza: massimizzare il tempo presente (rimanere consapevolmente con ciò che viviamo); evitare l’avvitamento esperienziale (sapersi perdonare e superare); realizzare defusione cognitiva (non identificare la realtà delle cose con ciò che sono propri pensieri); osservare il sè che pensa (le proprie costruzioni mentali); gerarchizzare i propri valori; avere un programma di vita (stabilire gerarchie e priorità). Interessante è stato anche il riferimento a molteplici esperienze di religiosi e di preti accompagnati dai coniugi Becciu. E’ emersa ancora una volta la comune umanità dei preti, associata talvolta, purtroppo, alla difficoltà di accettarla e chiamarla di volta in volta con il proprio nome, per il persistere di una cultura idealizzata della figura sacerdotale e per condizioni di solitudine. Ancora oggi molte volte i percorsi di formazione e di accompagnamento delle vocazioni religiose e al ministero trascurano questi aspetti vitali.

In sintesi il percorso ha aiutato a raggiungere un nuovo livello, più sensibile ed approfondito, di sguardo su di sè e sulle persone che si incontrano.
E’ emersa infine l’esigenza che le nostre chiese locali investano in persone e luoghi in cui anche i preti, come tutti gli altri, possano essere ascoltati e aiutati nel cammino personale.
In particolare diventa necessario poter contare su un’arte del discernimento, che innanzitutto ciascuno deve imparare ad applicare su se stesso. Tuttavia per tale discernimento serve anche aiuto dall’esterno, tramite persone capaci di ascolto e formate adeguatamente. Inoltre potrebbe risultare proficuo tentare nuove forme di discernimento comunitario.

La visita al Museo Chagall di Nizza, seppure con un numero ridotto di partecipanti alla settimana residenziale, ha aiutato a fissare con immagini il senso del lavoro svolto a San Bartolomeo al Mare. Nei quadri di Chagall, infatti, sono stati evidenziati dalla guida gli elementi che indicano ricerca di equilibrio, plasticità, sguardi sulla storia umana (rossa di sangue e di amore) e tentativi di librarsi in essa. Tutto questo esprime magistralmente i compiti evidenziati nel percorso della settimana residenziale. In estrema sintesi possono essere riassunti così.

a) La vita personale prende forma nella storia. Vince e supera l’informe della natura, dei fatti, dei dati biologici. Ciò avviene attraverso passaggi e punti di svolta che diventano passi di un cammino sempre aperto.

b) Chi coltiva lo sguardo retrospettivo sul cammino personale ha la sorpresa di riconoscere l’opera singolare della grazia di Dio e della libertà, ossia quello che Dio ha fatto con lui! Vede i passi di un cammino …

c) Davanti a ciascuno, giovane o adulto o anziano che sia, c’è sempre una storia da scoprire e attendere. Nessun cambiamento impedisce di proseguire nel cammino interiore e in risposte nuove alla propria vocazione.

d) Tutto questo avviene più facilmente dove c’è un animo che cura concretamente la propria flessibilità mentale e psichica. Egli sa riconoscere e smascherare gli ostacoli interiori della propria rigidità oppure di percerzioni errate di sè e del mondo circostante (vittimismi, autoinganni, rifiuto della verità su di sè …)