Fratture

Ripartire richiede dis-continuità. Richiede decisioni che sono tagli, abbandono di qualche cosa, sperimentazione di nuove vie. Non tutto il passato può essere portato nel bagaglio del viaggiatore, come sanno dolorosamente i migranti, tra cui anticamente Abramo e gli Israeliti in uscita dall’Egitto, Ulisse, Enea, Robinson Crusoe e tanti altri. Le fratture sono inevitabili, se si vuole ripartire. Anzi, sono necessarie! Interrompere abitudini, mentalità, tradizioni è faticoso, ma utile soprattutto quando la scena è diventata immobile. Dietro un’apparente pace, talvolta si nascondono le dominazioni subdole della pigrizia mentale e di routines che portano a fare sempre le medesime cose con le medesime persone. Singolarmente spesso mancano le forze per creare una frattura, che sia capace di aprire al futuro. Chi si accorge di essere impotente, tende a demordere e defilarsi. Il suo abbandono più che una frattura crea semplicemente distacco, disaffezione, lontananza. È persa l’occasione di un nuovo inizio.
È quanto viviamo, soprattutto in Occidente. Sono avvenute grandi fratture culturali, percepite nell’arte e nei modi di pensare. Anche l’ispirazione cristiana sembra di fronte ad una frattura delle proprie potenzialità culturali. Sopravvive nel privato delle anime e dei piccoli gruppi, ma non è più un’esperienza condivisa, pubblica, studiata nelle università. È una frattura, un punto da cui ripartire in modo nuovo!
Da ultimo, la pandemia del Covid-19 ha portato l’umanità di fronte a nuove fratture, prima all’interno dei sistemi sanitari, poi nei rapporti internazionali e nella mobilità, infine nei sistemi sociali in genere e nei modi di pensare.
Ogni frattura dolorosa va accolta e compresa nei suoi molteplici aspetti, per ripartire tenendone conto, facendola diventare una frattura instauratrice. Non è la fine del mondo, ma l’occasione di un nuovo inizio. Ecco un segno dei tempi: la frattura in cui viviamo!

I Domenica di Avvento (C)

«Vegliate in ogni momento pregando … » (Lc 21,36).

 

Ogni momento è tempo in cui prestare attenzione. Restare affacciati, sempre. Lasciare una finestra aperta. Troppo assorbiti da quello che stiamo facendo, rischiamo di non vedere il modo con cui Dio ci viene incontro. Altre volte sono l’angoscia del presente, la sofferenza di cui siamo assaliti, la disgrazia arrivata all’improvviso ad assalirci, impedendoci di vedere la visita di Dio attraverso le presenze che ci circondano. L’avvento di Dio è una venuta lenta e costante di bene, visibile solamente quando il cuore viene aperto da una grazia speciale (commento di Giuseppe Pellegrino).

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