Carlo Maria Martini, Il segreto della prima lettera di Pietro

La risorsa della speranza in una cultura di mercato

Dare valore a qualsiasi cosa dipende in primo luogo dal rapporto di utilità o godimento che essa reca all’individuo. La legge del mercato evidenza che se lo stessa cosa interessa più persone, essa aumenta di valore e può generare scontri talvolta gravi per accaparrarla.

Anche il valore che ognuno dà a se stesso, può dipendere dal rapporto con le persone; il modo con cui gli altri ci considerano concorre ad aumentare o a mettere in crisi l’idea che ognuno ha di se stesso; e per lo stesso motivo spesso si ricorre a manifestazioni esagerate o addirittura esasperate per attirare l’attenzione o imporre se stessi sugli atri. L’attuale civiltà dell’immagine, con l’accentuazione dell’apparire, sta producendo situazioni interiori di esaltazione o di depressione, che degenerano in patologie a cui non bastano le cure degli psichiatri.

Il processo di autovalutazione è collegato ad un equilibrato cammino di formazione della persona, tra scoperta delle proprie capacità e le relazioni interpersonali, in cui la persona deve sviluppare un adeguato discernimento di sentimenti, concezioni della vita, progetto di se stesso. Nei decenni recenti una delle voci più autorevoli nel riproporre l’importanza e l’educazione al discernimento su se stessi è stato il cardinale Carlo Maria Martini. Soprattutto attraverso l’esperienza degli esercizi spirituali ignaziani, egli ha attinto alla Sacra Scrittura, in cui era maestro, per proporre dei cammini di radicamento della dignità personale, fondata nella consapevolezza di essere creati come cosa buona, nonostante le fragilità della condizione umana, portata a pienezza dall’esperienza di Gesù misericordioso e tradotta in dono di sé nel servizio e nel rispetto altrui.

In modi diversi Matini, prima come biblista e poi come vescovo di Milano, è ritornato sul discernimento personale e come stile delle comunità cristiane, illuminate dalla Parola di Dio. Molti suoi interventi sono stati raccolti in una vasta produzione di testi, ricchi di indicazioni sul discernimento interiore; si vedano ad esempio i libri: “Mettere ordine nella propria vita: meditazioni sul testo degli Esercizi di sant’Ignazio”, “Il discorso della montagna: meditazioni”. ecc.

Prendo come esempio il volume: “Il segreto della prima lettera di Pietro” (edito nel 2005, come appunti di un corso di esercizi spirituali da lui guidato). La lettera pone in evidenza fin dal saluto iniziale la base di ogni autostima: essere amati da Dio, da colui che ha pensato la nostra esistenza e si è fatto vicino a noi, anche se non sempre abbiamo realizzato le attese di questo amore, ricolmandoci dei segni di vicinanza misericordiosa di Gesù. E su questa base può invitare a scoprire che il segreto della vera nostra realizzazione, che si manifesta nel rapporto con gli altri, segue l’esempio di Cristo che ci ha lasciato l’esempio in cui ribalta la nostra ricerca di successo, arrivando a subire oltraggi senza vendetta, ma rimettendo il giudizio al Padre. La lettera di Pietro ha il coraggio di proporre questo stile alle varie categorie di deboli: donne, figli, schiavi, per seguire il Cristo “giusto” morto per gli ingiusti.

In questo capovolgimento dell’autovalutazione, capace di affrontare il disprezzo con la forza della pazienza, cioè del patire con la fiducia che l’amore è più forte della morte, se affrontato con la fiducia nel Padre creatore, la lettera di Pietro indica come frutto quello di diventare benedizione per gli altri. Quando subisci l’oltraggio per dare vita, il tuo dono può dare valore alla vita dell’altro, può toccare il suo cuore o il cuore di altri, diventando speranza. In tal modo la propria esistenza si apre a dimensioni ben più ampio di una ricerca di valore personale, per entrare nella logica della grazia di Dio, nella forza misteriosa di ogni dono che diventa segno e strumento della creatività gratuita del Padre e della misericordia ricreatrice donata da Gesù con lo Spirito, che nel cuore dei discepoli conferma l’essere amati per diventare capaci di dare vita, di dare la propria vita, perché essa risplenda del suo valore più pieno: la speranza della comunione eterna di tutti i figli di Dio nella Trinità.